Con una spesa di 70 Euro la spedizione è gratuita, lo sapevi? Solo per spedizioni in Italia
Claudio Calzana

Ritorno in Irpinia 2022 – 1980

(7 recensioni dei clienti)

Claudio Calzana è stato volontario a Teora dopo il terremoto del 1980. Ci rimase oltre due mesi, aveva 22 anni. Oggi che di anni ne ha tre volte tanti, rievoca quei giorni a partire da un suo recente viaggio di ritorno in quella regione. E da quel che nel tempo gli hanno insegnato gli errori, le esperienze, la vita.
«Il viaggio verso Teora lo ricordo bene. Il cielo grigio, nemmeno l’ombra di un sole, strade ingombre di detriti, percorsi sterrati per aggirare voragini e frane, salite impervie con il motore in preda al tormento. Superata una curva, o sulla cresta di un monte, l’improvvisa visione di un paese perduto ti prendeva alla gola. Lo sguardo accoglieva il silenzio smarrito di quel paesaggio dolente, che implorava preghiera. Il cuore scontava una pena inaudita, un’angoscia maligna e fuori misura. Ovunque, il sollievo d’esser scampati all’ira della terra che trema e rovina».
Edizione in tiratura limita di 99 esemplari

 15,00

1 disponibili (ordinabile)

COD: 1776 Categorie: , Tag:

Indice
Una vita fa
Da Merano
Suave, mari
Teora
magno
Il ritorno
Paolo Endrizzi
Novanta secondi
Sette parole
Grigio
Gabriele Tardio
Che ci faccio qui?
Stufe e catene

A macerie
Fagioli
Figli e padri
In memoria di un volontario
Cimiteri
Il giorno delle ruspe
Militari
Casolari
Capo campo
La neve dal tetto
Bambole
Don Pier Giorgio
Ricigliano
L’occhio di Mefite
La democrazia del terremoto
Acqua e vento
Piazze e strade
La mezza casa
Jammucenne
Stabili rovine
Lampe
La materia del ricordo

 

Informazioni aggiuntive

Peso250 g
Dimensioni11 × 14 cm
Autore

Editore

Anno

ISBN

9791221037609

Pagine

200

Illustrazioni

Legatura

7 recensioni per Ritorno in Irpinia 2022 – 1980

  1. Roberta

    Il 23 novembre 1980 io avevo 14 anni e non ho un ricordo vivo del sisma che devastò Campania e Basilicata.

    L’Irpinia è un nome strano, un luogo difficile da definire: zona, distretto, area. Ma se cerchi in Rete scopri che è un posto bello, ricco di storia, natura, tradizioni.

    Quel 23 novembre, un terremoto di magnitudo 6.9 scatenò un’energia quattro volte superiore alla potenza delle bombe atomiche cadute nel 1945 su Hiroshima e Nagasaki, polverizzando in poco più di un minuto e mezzo una vasta area del’Irpinia e lasciando sotto le macerie più di 3.000 vittime.

    Ma le tragedie, si sa, sono scomode e vanno dimenticate in fretta. Sopravvivono solo grazie ai ricordi di chi le ha vissute e soprattutto di chi ha ancora voglia di raccontarle.

    claudio calzana è uno di questi. Scrittore e molto altro, in Irpinia e precisamente a Teora, ci andò come volontario all’età di vent’anni.
    In quella terra violentata dal sisma Claudio è ritornato quarantadue anni dopo, nel 2022, richiamato dai ricordi che da tempo stava raccogliendo nel suo blog. Pensieri sparsi che ora hanno trovato finalmente pace in un bel libro.

    Ritorno in Irpinia. 2022/1980 è scritto con lucidità, senza artefatti, patemi. Tra le righe si percepisce la voglia di condividere un’esperienza, di raccontare semplicemente i fatti e forse anche il desiderio di rendere omaggio a quella terra e soprattutto a quella gente che, come le tante colpite da tragedie simili, ha ferite ancora aperte e dolorose.

  2. Luisa

    I ricordi di un giovane ventenne che, come volontario, quel lontano, ma per chi lo ha vissuto, ancora tanto presente, si recò nelle zone terremotate dell’Irpinia per offrire il suo aiuto, la sua disponibilità come tanti altri.
    Era il 1980 del 23 Novembre di sera quando una forte scossa di terremoto distrusse interi paesi. Claudio Calzana porta in questo libro a distanza di anni il suo ricordo di quella grossa tragedia che ancora oggi scuote gli animi di colori che l’hanno vissuta.
    Ricordi vivi, gli incontri, le macerie, i bisogni della popolazione, gli aiuti, le vittime ma anche la dignità di chi perse tutto.
    Per chi ha voglia di sapere di piu. Un viaggio dentro la tragedia, lo stesso viaggio che anni dopo l’autore ha fatto nei territori che lo hanno visto giovane volontario.

  3. Ida

    Impresa veramente ardua quella di commentare Ritorno in Irpinia. La copertina attira l’attenzione su una giovane figura femminile dagli occhi arrossati e persi nel nulla. Nei fogli che tiene in mano si cela la causa del dolore… La data dei fatti che verranno ricordati è posta a ritroso.
    Apro il libro con una certa apprensione.
    Le foto raccontano concretamente la violenza degli eventi e lasciano sgomenti con il loro tragico bianco e nero. Feriscono più queste immagini, scattate con i mezzi allora a disposizione, che tutti i reportages degli odierni inviati speciali. Anzi, mentre questi servizi sono normalmente accompagnati da un commento del giornalista, quelle sostituiscono ogni parola semplicemente con la loro severità e dicono le enormi difficoltà di comunicazione. I droni, i cani molecolari, le ruspe, le scavatrici, i tecnici addestrati a questo tipo di calamità, i soccorsi organizzati da squadre specializzate, erano di là da venire…
    I tragici fatti d’Irpinia vengono raccontati con lo stile di sempre, diretto, semplice, talmente concreto e coinvolgente che, nel prosieguo della lettura, ho avuto la sensazione di camminare io stessa nella neve, di rabbrividire in indumenti inadatti, di accostarmi a quelle persone con la medesima fatica e sofferenza dell’autore. Sì, perché in questa cronaca c’è la straordinaria capacità di trascinare il lettore dentro l’avventura.
    Naturalmente i personaggi che brulicano intorno alle rovine sono moltissimi e ovviamente tra loro diversi per età, provenienza ed esperienza, ma vengono presentati così bene che ciascuno mantiene la propria personalità inconfondibile, unica: volontari, soccorritori, vittime…
    Nel dipanarsi degli avvenimenti vengono offerti agganci storici e letterari di grande livello, che arricchiscono la semplice narrazione, rendendo eterne e universali le emozioni suscitate.
    È un libro che presenta un caleidoscopio di sentimenti e atteggiamenti. Ecco così la generosità di chi è arrivato in aiuto pur nella consapevolezza della propria incompetenza, la volontà di fare qualcosa di buono, lo sconforto per l’impossibilità di rimediare anche alle piccole difficoltà, la condivisione generosa, la dignità di chi ha perso ogni cosa, l’angoscia di chi spera in un miracolo, lo strazio lancinante dei familiari superstiti, la rassegnazione più cupa e il coraggio di chi vuole aggrapparsi alla speranza di una rinascita. E insieme l’infamia degli “sciacalli”, ladri di poveri ricordi, tanto preziosi per i sopravvissuti che hanno visto sgretolarsi tutto il loro mondo in novanta secondi!
    Alla fine c’è lo sguardo impietoso sull’oggi, sull’avvilimento di una terra ricca, sfruttata e poi abbandonata, con un futuro in bilico – come commenta amaramente l’autore – tra l’urgenza di dimenticare e l’impossibilità di farlo.
    Chiudo il libro e respiro profondamente. Un groviglio di emozioni mi turba davanti a queste pagine, che so essere nate dall’esperienza diretta, sulle barricate. Nel diario l’autore si era chiesto: “Che ci faccio qui?”, ed ecco la risposta: era lì per rendere una testimonianza inconfutabile, una memoria di cui dobbiamo essere grati.

  4. Domenico Tomassetti

    «Ho misurato i miei sogni facendone rifugio e tesoro. A Teora sono arrivato ragazzo, e sprovveduto; a Bergamo sono tornato consapevole, e uomo.» Non avevo dubbi sulla qualità della tua scrittura, ma quest’opera mi ha confermato quello che avevo intuito leggendo pochi frammenti dal tuo blog. Sai, mi conosci, il lavoro sulla memoria mi è particolarmente caro. Ma quello che ho letto mi fa capire che uno scrittore deve in primis avere uno sguardo, la capacità di vedere. Che non ti rende migliore, solo diverso con ogni consequenziale soddisfazione e sofferenza. Saranno stati migliaia i volontari in Irpinia. Tu però hai saputo vedere, rileggere e scrivere. Sai anche che la mia (poca) formazione narrativa è stata prevalentemente cinematografica. Mi sembra che il tuo libro meriterebbe, mutatis mutandis, una trasposizione per immagini. Per due ordini di ragioni: una grande attenzione al valore ontologico dell’immagine; la possibilità di farne un grande romanzo di formazione, intrecciando la storia d’Italia a quella su una generazione (spesso mal o superficialmente raccontata). Un’ultima cosa: il tuo Ritorno in Irpinia l’ho letto in due giorni; rectius in due viaggi sul treno. Credimi è un grande complimento. Come diceva Queneau, il tempo della lettura è sempre tempo rubato. In qualche caso, come il tuo libro, è tempo guadagnato.

  5. Rocco

    Gentile dr Calzana, ho letto “Ritorno in Irpinia” a piccole dosi e con pause, non avrei potuto fare altrimenti, troppo coinvolgente per me e per tanti il suo racconto. Grazie davvero per aver raccolto i suoi ricordi in un libro così bello e che sfugge a una precisa identità : diario intimo, inchiesta giornalistica, saggio letterario? e tanto altro. Bello il ricordo del primo Natale a Teora dopo il terremoto, l’ho letto ieri sera agli amici del gruppo di lettura della Biblioteca di Lioni…
    Un mio personale ricordo: la sera del 23 novembre, avevo 18 anni, stavo studiando per l’interrogazione di letteratura latina del giorno dopo e si trattava proprio del “De rerum natura” di Lucrezio…
    Dimenticare o ricordare? Rispondo con le sue parole : «Se il dolore è troppo fatica a venir fuori» e credo che 43 anni non siano ancora bastati a svuotare quel “vaso dal collo stretto”. Grazie per aver dato voce alla nostra storia di Irpini e per averci esortati a cambiare il nostro futuro.

  6. Salvatore

    Ho finito di leggere il tuo libro, commovente in tanti punti, passionale in altri e freddamente logico sulle proiezioni dell’Irpinia. Lo farei studiare a scuola per comprendere come le prospettive di chi è stato dentro e rilegge da un di fuori, fatto di immersione affettiva ed effettiva, potrebbe portare ad una riflessione seria sul dove siamo, da dove veniamo e che casa si potrebbe fare, ricordando ciò che conta, liberandosi di tanta inutilità. Un sentitissimo grazie per questo tuo dono che certamente mi ha arricchito, donandomi un ulteriore lettura sul mio vissuto e sulla mia missione. Salvatore

  7. Isabella

    Pensavo di leggerlo adagio, un poco alla volta. E invece mi son ritrovata alla fine senza riuscire a staccare. La sua storia è quella di tanti volontari – io ero tra loro – che non ci hanno pensato un attimo a farsi avanti e mettersi a disposizione. Lei ha anche avuto il coraggio di mostrare i suoi limiti di allora, eppure il suo ruolo nel dopo sisma l’ha trovato, eccome. Ci sono pagine splendide in questo libro, molte commoventi fino alle lacrime, molte decisive per capire questa terra, il suo popolo, il suo destino. Grazie infinite, Claudio

Aggiungi una recensione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ti potrebbe interessare…