Giovanni Ravanelli

La Torre di Siloe

A cavallo tra Cinque e Seicento alcuni avvenimenti importanti interessano la storia della valle di Scalve, all’epoca sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Stabilito un accordo con gli abitanti di Borno, che pone un freno a secoli di lotte, la valle riforma le sue leggi. L’epoca è segnata da pestilenze e carestie, mentre le stagioni diventano sempre più imprevedibili e fredde. I soprusi dei potenti sono all’ordine del giorno, come le periodiche scorrerie di Tomaso dei Capitanei. Si arriva infine alla grande peste del 1630, che fa strage in tutta Lombardia.
Testimone di una parte di questi avvenimenti è Andrea Silini, notaio della vicinia di Vilmaggiore, che diversi anni dopo indirizza al figlio uno scritto, in cui racconta la scoperta delle sue vere origini e l’ascesa sociale da giovane contadino a uomo di legge, chiamato a ricoprire ruoli di responsabilità all’interno della Comunità di Scalve.
Come Cancelliere di valle e successivamente a titolo personale, Andrea si trova ad affrontare la vicenda di alcune donne, uccise in quello che diverrà noto come il “fienile delle streghe”. La ricerca dell’assassino dura alcuni anni, tra piccoli indizi, errori di valutazione e testimonianze apparentemente insignificanti, e termina sullo sfondo buio del 1630.
Verità e giustizia si scontreranno così con la dura realtà dell’epoca.

Venerdi 19 luglio ore 20,45  – Incontro con l’Autore
Vilminore , Via Arciprete Acerbis 2

 

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Descrizione

Note dell’autore
Questo libro è in parte cronaca e in parte romanzo: cronaca di ciò che avvenne in Val di Scalve tra il 1571 e il 1632 e romanzo per tutto ciò che è frutto di fantasia. Perciò, come ha detto uno dei miei primi lettori, lo si potrebbe intendere come una cronaca romanzata.
Per quanto mi riguarda penso che la commistione tra i due generi fosse inevitabile: per capire la vicenda romanzata era necessario raccontare anche di fatti realmente avvenuti. Fatti che per la loro natura locale sono esclusi dalla Storia e quindi sconosciuti ai più.
Per la struttura del libro mi sono ispirato ad un’autobiografia del tardo Cinquecento.
Ogni parte era descritta da un titolo o sommario, perché il racconto doveva risultare pratico da leggere
e da consultare in funzione delle necessità.
I nomi dei Podestà a volte appaiono scritti in lingua volgare e a volte in latino: questo accadeva spesso nei resoconti del tempo. L’ uso del dialetto per i nomi delle località è invece una mia scelta, che non trova riscontro nei testi dell’epoca.
Questo libro è la mia dichiarazione d’amore per la Valle di Scalve.

Informazioni aggiuntive

Peso600 g
Dimensioni24 × 17 cm
Autore

Editore

Anno

ISBN

9788885726246

Pagine

286

Legatura

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